Margot è seduta accanto a me e mi chiede "si può morire per amore", io le rispondo "forse no, ma si può finire per vivere soli tutta la vita".
"La paura dell'uomo è la solitudine", dichiarava il suo male, Philip Glass in uno scritto, e insieme quello di tutta la comunità.
Ora siedo davanti allo schermo del computer, nessuna gabbia sento che mi circonda, anzi benessere, decido di continuare a scrivere e non divoro come faccio solitamente ciò che mi stà davanti... Grigliata di verdura e scamorza, e mentre scrivo e le parole mi risunano in mente penso che il lavoro al pub, ha contaminato ancora una volta la mia vita e che finalmente sò fare questo piatto light.
Fuori c'è vento, e la porta del balcone della cucina fa un rumore fastidioso, quasi non si ferma, così mi alzo la socchiudo nuovamene; oggi sono rimasta a casa, dovevo recuperare il "troppo" di ieri.
La gola è ruvida dal troppo fumare, e l'aceto delle melanzane non ha contribuito a calmare tale fastidio che sento, e continuo a fumare.
Oggi è un giorno interno, forse come accennavano anche gli Shellac al concerto ieri, il mio problema con l'inglese rimane, quindi non posso darvi nessuna certezza su ciò che verso la seconda parte del concerto, la voce ha pronunciato, è quasi certo perchè lo sentivo che dicevano delle cose belle, ma non comprendevo a pieno il loro dire... i toni erano tristi ma allo stesso tempo di suggerimento, il pubblico, noi, eravamo attenti, tra eccitazione e incomprensione oscillavamo dentro quei suoni che silenziosamente aspettavamo.
Shellac e Uzeda sono dei gruppi veramente eccezionali.

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